INSULTI AL PUBBLICO

//INSULTI AL PUBBLICO

INSULTI AL PUBBLICO

Una produzione
Teatro Stabile di Verona

INSULTI AL PUBBLICO
Di Peter Handke

Traduzione di Enrico Filippini
Regia: Chiara Caselli
Con: Chiara Caselli e Lydia Giordano
Atto unico a due personaggi che personaggi non sono

“Insulti al pubblico” non racconta deliberatamente nulla: non c’è una storia, non c’èscenografia, non ci sono personaggi. E’ il testo teatrale più provocatorio e dissacrante dello scrittore e drammaturgo austriaco Peter Handke, autore di “La donna mancina”,“Falso movimento”, sceneggiatore di “Il cielo sopra Berlino”.
“Provocatorio e dissacrante” è quello che si legge e si dice comunemente di “Insulti al pubblico” e che potrebbe suggerire una lettura seriosa o forzatamente aggressiva contro il pubblico, come una traduzione letterale del titolo stesso. Quello che invece mi ha colpita e catturata sin dalla prima lettura è l’energia vitale che erompe dalle lucide e giocose parole di un Handke allora 24enne. Nell’adattamento e nella regia ho seguito quell’intuizione, supportata poi dalla registrazione della prima teatrale a Berlino del 1966, con l’autore presente. Il pubblico in sala non è per nulla scioccato o imbarazzato. Gli spettatori si divertono, ridono spesso, si sentono coinvolti in un gioco. Questo voleva Handke, che pone l’elemento del gioco come centro alle note di regia e consigli agli attori, raccomandando loro di vedere film western, sketch comici, ascoltare cori da stadio, litanie religiose e facendo iniziare lo spettacolo con finti rumori di scena dietro il sipario che, aprendosi, rivelerà poi uno spazio nudo e vuoto. Un gioco, appunto, intorno ad un argomento serissimo, un serrato confronto con il teatro e la sua essenza.
Ho fortemente voluto che lo spettacolo avesse un tono giocoso e spiazzante, supportato dall’intelligenza affilata di Handke che, consapevolmente, gioca con l’insita contraddizione alla base del suo testo. Quando sceglie di dichiarare “questa sera non c’è spettacolo”
comunque sta facendo spettacolo: qualunque cosa succeda sul palcoscenico davanti a degli spettatori, anche una mela appoggiata o un attore di spalle in silenzio, è già spettacolo.
E chi porta le parole di Handke sul palcoscenico quel testo lo deve imparare a memoria, e capire e sentire quelle parole per renderle vere e necessarie.
Handke, con l’obiettivo di recuperare la necessità vera della rappresentazione superando i luoghi comuni della “magia del teatro”, di fatto la ricrea, quella magia, dal nulla e con nulla, solo corpi e parole.

Scritto nel 1966, “Insulti al pubblico” è un manifesto contro un teatro di convenzione e torpore. Un teatro che ora, a 50 di distanza, è molto cambiato e, con lui e per lui, il suo pubblico. Ma è veramente morto il teatro di convenzione? Assolutamente no. I programmi dei nostri teatri sono ancora pieni di spettacoli che vertono sulla convenzione della separazione fisica tra palcoscenico e platea. I teatri “all’italiana“ sono proprio costruiti a servizio di questa convenzione. E molti (troppi?) spettatori hanno poca o nulla esperienza dello scardinamento delle regole prestabilite operato dalle avanguardie negli ultimi 50 anni. Anche per questo la proposta di Handke mantiene intatta tutta la sua forza e la sua necessità.
Sono arrivata ad “Insulti al pubblico” dopo anni di coabitazione con Molly Bloom, il personaggio che chiude l’Ulisse di James Joyce.

Un viaggio che ho iniziato nel 2011 procedendo per tappe: dall’adattamento alla lettura scenica, seguiti dallo spettacolo teatrale per il Festival di Spoleto, e, nel 2016, dal cortometraggio presentato al Festival di Venezia e vincitore del Premio Speciale dei Nastri
d’Argento 2017. Si è anche aggiunta una mostra fotografica e so che, in altre forme, il mio viaggio con Molly continuerà. L’incontro con Handke e “Insulti al pubblico” è stata una fortuna, un regalo, coincide con il mio bisogno di rinnovamento, di trovare e sperimentare altre energie e modi di comunicazione dopo il viaggio necessariamente intimista nel mondo di Molly.
Sì, ho voglia di gridare, di giocare, di prendere e prendermi in giro, di insultare anche per poi sciogliermi nelle ultime dolcissime parole di quel magico ragazzo che era, allora, Peter Handke.
In questa nuova avventura, ho voluto accanto Lydia Giordano, creatura bellissima, mia musa in fotografia; l’ho voluta per le sue qualità spiazzanti di attrice libera dalle convenzioni, per la sua intelligenza che è come una lama, per la sua energia folle e vitale; sono così felice di averla con me, la mia impareggiabile compagna di avventura.

Chiara Caselli

By | 2018-04-26T23:07:03+00:00 marzo 20th, 2018|PRODUZIONI|Commenti disabilitati su INSULTI AL PUBBLICO

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